25/07/2012 a Gianico Un crescendo di raffiche di vento, pioggia e chicchi di grandine sempre più grossi.
IL CLIMA DELLA VALLECAMONICA
Il primo tratto, disposto da SW verso NE, dal Lago d’Iseo sino a Gianico risente maggiormente delle brezze che di giorno risalgono dal vicino lago quindi le massime primaverili ed estive sono generalmente più basse che nel tratto superiore, mentre le minime sono conformi a quelle del tratto superiore sino ad appena prima di Bisogne, per poi aumentare bruscamente con il cominciare del lago. La valle laterale più importante è la Val Palot che resta a nord del monte Guglielmo, dove sono presenti degli impianti di risalita per praticare lo sci, anche se di modeste dimensioni. Inoltre è da segnalare la zona sciistica di Montecampione che grazie al profilo basso dei monti risente delle irruzioni fredde e umide da E/NE che in inverno riescono a provocare deboli nevicate fin sulla pianura sottostante. Inoltre l’esposizione verso NW permette alla zona di usufruire della zona d’ombra per la conservazione della neve. In questo tratto, come dicevamo, riescono a risalire anche le perturbazioni fredde che di solito colpiscono la Pianura Padana (vedi 13 dicembre 2001) mentre più a nord raramente riescono ad avere una minima influenza. D’estate su questo settore sono frequenti i temporali anche di entità forte e, sul lago, sono spesso accompagnati da violente grandinate. Il tratto fra Gianico e Cividate Camuno, sempre disposto da SW verso NE, è caratterizzato da massime estive più alte che nei restanti segmenti, causate dalla minore incidenza delle brezze e dal notevole soleggiamento, dovuto alla modesta altezza dei monti, non superiore ai 2300m dal lato dove sorge il sole e ancora meno dove tramonta, e dalla notevole larghezza della vallata. Anche in questo tratto si verificano spesso temporali grandinigeni forti e le precipitazioni con correnti da SW sono molto abbondanti e violente. La neve cade oramai raramente a bassa quota, in quanto le perturbazioni fredde che entrano da est in pianura devono risalire da sud e stentano a arrivare così a nord, da nord non arriva quasi nulla e quelle da sudovest sono troppo calde per la neve a bassa quota. Appena più a nord di Boario Terme, nella piana vicino al fiume, d’inverno si formano dei banchi di nebbia, elemento raro in Valcamonica. Le vallate laterali più importanti sono: la fredda e molto più nevosa valle di Scalve , dalla quale spesso scedono in Valcamonica violenti temporali, ma purtroppo non scende la neve. La conca di Borno, a metà fra il clima delle vicina valle di Scalve e la Valcamonica, dove man mano che ci si allontana dal solco camuno aumenta la neve e diminuisce la temperatura, è spesso interessata da nuvolosità locale che viene a crearsi dalle cime dal Pizzo Camino, e dalle numerose cime della Concarena. Il complesso di valli del comprensorio del passo Crocedomini, quasi perennemente avvolto fra nuvole di formazione locale, è spesso interessato da copiose nevicate favorite dal cuscino freddo presente nelle strette vallette da cui è circondato e dall’incontro fra l’aria fredda che riesce a filtrare da NE e quella più mite che risale dalle valle da SW. Nel tratto da Cividate Camuno sino a Forno d’Allione la valle subisce un primo restringimento e le temperature sia estive che invernali, sia massime che minime, decrescono lentamente man mano si sale verso nord. La disposizione da N verso S, il profilo alto dei monti che delimitano la vallata, che arrivano sino a 2800m, riducono il soleggiamento del fondovalle, ma contemporaneamente riducono anche l’influsso delle correnti fredde da NE. Questo tratto è molto ventoso, spesso interessato dal favonio, generalmente molto mite (nel gennaio 2001 +16°C!) e con raffiche violente, che solo in rare occasioni riesce a spingere le nuvole sino a Breno e le precipitazioni non oltre Capo di Ponte. La perturbazioni che portano maggiori precipitazioni sono quelle da SW. Il cuscino d’aria fredda che “benedice” intense nevicate sulle vallate piemontesi e valdostane fino a bassa quota è qui praticamente inesistente, data l’esposizione della valle a sud, fattore che consente l’ingresso indisturbato delle correnti sciroccali. I temporali sono frequenti viste le numerose e alte cime che favoriscono lo sviluppo di cumuli, ma raramente sono violenti; la nebbia praticamente non esiste e le brezze termiche sono molto accentuate, spesso sembrano vento teso. Le vallate laterali sono: La val Paghera di Ceto, aperta a ovest e chiusa a est, molto stretta e scavata, ombrosa d’inverno con un cuscino freddo persistente, ma calda e poco ventilata d’estate. La Valle di Saviore, la più grande fra le laterali della Valcamonica, aperta a ovest e chiusa a est, anche se disposta da NE verso SW nell’ultimo tratto. La Valsaviore si stringe man mano che ci si allontana dal fondovalle principale, inoltre visto il profilo inizialmente basso del primo tratto di monti che la delimitano a sud riceve l’influsso delle correnti da S e delle termiche che si amplificano ulteriormente, mentre il profilo subito alto e continuo dei monti che la delimitano a nord la protegge dalle correnti fredde. Nella parte finale l’isolamento dalle correnti provenienti da S è marcato, inoltre il totale ombreggiamento d’inverno permettono al clima di essere molto rigido, con inversioni termiche notevoli, e parecchi mesi di gelo. La neve arriva di solito con correnti da S quindi nella parte iniziale il limite neve resta alto per poi scendere gradatamente. La valle di Paisco aperta a NW e chiusa e SE, dal profilo molto a “V” quindi stretta e ombrosa, interessata spessissimo da nuvole di origine locale, forti temporali e nevicate fino a bassa quota grazie al cuscino freddo persistente. Il tratto fra Forno d’Allione e Edolo è disposto da N verso S, tranne la piana di Malonno che è disposta da NE verso SW. Le massime decrescono gradatamente man mano si sale, mentre le minime subiscono un brusco calo presso la piana di Malanno, dove si insacca l’aria fredda a causa della strozzatura di Forno d’Allione dove la valle si stringe bruscamente per un tratto e fa una scarto verso ovest, andando a coprire a sud il tratto superiore. Le brezze termiche sono sempre notevoli e anche il favonio si fa sentire, anche se è molto meno caldo rispetto al tratto più a sud. La piana di Malanno, nonostante sia più bassa (500m) è più fredda di Edolo (699m) paese che resta più esposto ai venti, dove la notte non si insacca l’aria fredda e dove il sole resta per più tempo a causa delle aperture verso ovest che scorrono nella vallata che si dirige al passo dell’Aprica. Le vallate laterali sono: la Val Malga, stretta e profonda, aperta a O e chiusa da tutti gli altri lati, dove il cuscino freddo è estremamente persistente a causa delle zone in ombra; inoltre le correnti fredde che discendono dal vicino ghiacciaio rendono le minime sempre basse e la quasi onnipresente presenza di nuvole locali diurne rende le massime anch’esse basse. La valle di Corteno aperta a E che sfocia a W nel passo dell’Aprica, larga e solatia, anche se fredda d’inverno e di notte, ma baciata dal sole in tutte le stagioni, tranne che il lato rivolto a Nord dei monti. Spesso interessata da temporali che si formano nelle sue due vallette laterali di Campovecchio e Brandet, molto nevose e spesso interessate da slavine. Ed eccoci all’ultimo tratto, da Edolo al Tonale, disposto quasi da W verso E, il più continentale della Valcamonica, dove le correnti fredde da NE riescono a penetrare e il cuscino freddo resiste anche alle perturbazioni da SW, che sono quelle che portano più precipitazioni, anche se qualcosa riesce a venire pure con perturbazioni da N. Le minime sono molto basse d’inverno e il sole riesce a scaldare poco anche di giorno. La neve cade spesso, anche se raramente in modo molto abbondante, e resiste bene per lunghi periodi, soprattutto nella zona più fredda e nevosa che è quella di Sozzina, poco dopo Ponte di Legno, che riceve l’aria fredda che discende dal ghiacciaio del Pisana, e la neve che arriva da Tonale. La temperatura scende bruscamente poco dopo Edolo, e poi scende in modo costante sino a Ponte di Legno, poi risale un pochetto dopo Sozzina per poi ridiscendere sino in Tonale. D’estate le nuvole di carattere locale sono spesso presenti, e i temporali sono violenti visto che l’aria da N e da NE arriva con facilità, rispetto al resto della zona. Le vallate laterali sono numerose: tre aperte a N e tre aperte a S, una aperta a SE. Le laterali sono: Val Paghera di Vezza, aperta a N, stretta e molto ombrosa, fredda sia d’estate che d’inverno a causa dell’influsso del vicino ghiacciao del Baitone, spesso interessata da copiose nevicate, mentre d’estate il cielo è coperto da nuvole locali. La Val d’Avio, aperta a N, un po’ più larga della val Paghera ma altrettanto fredda e con un clima simile visto gli influssi del ghiacciaio della Calotta e della vedretta d’Avio. La valle Narcanello, aperta a N, la più fredda di tutte e anch’essa interessata dall’influsso diretto dei ghiacciai del Pisgana est, e del Pisgana ovest. Dal lato opposto si aprono delle valli estremamente solatie e nevose, anche se la neve persiste di meno a causa del maggior soleggiamento. Le valli sono quella di Canè, la val Grande, e la valle delle Messi, tutte aperte a S e spesso interessate da notevoli brezze, caratterizzate da un clima meno rigido e molto piacevole soprattutto d’estate. Infine resta la valle del Mortirolo, aperta a SW, che risale al passo del Mortirolo, solatia, ma interessata dall’aria fredda che arriva dalla confinante Valtellina e che riesce a penetrare dalla bassa quota del passo. Spero di aver dato una idea della varietà del clima di questa zona che va dai 185m di quota del lago d’Iseo ai 3539m dell’Adamello, dove è possibile, in alcune zone particolarmente coperte, trovare microclimi che risentono pochissimo dalla circolazione generale, visto la posizione già coperta dell’intera zona, con relative specie botaniche endemiche. Nell’ultimo secolo, però, c’e stato un elemento perturbante del clima che nessuno ha mai considerato: i laghi artificiali, che hanno allagato molte delle grandi conche presenti attorno all’Adamello, e che pompano in quota acqua più calda del dovuto di notte, mentre succede il contrario di giorno. Visto che solo il lago d’Arno, che è il più grosso, ha una capacità di 38.000.000 di mq e considerato che il clima della valle negli ultimi decenni è stato trasformato da freddo e nevoso a mite e spesso secco, semplicemente per deduzione logica posso affermare che una qualche influenza al microclima della valle questi laghi artificiali devono averli avuti.
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